da Giulio Braini, alias “Mirus Iulius”
si consiglia una lettura per piccole parti: mi scuso, è lungo, ma l’argomento giustifica l’opera… pensate a me che l’ho scritto!!
Prima che l’Ingegneria mi porti via il tempo e l’abilità non solo di tradurre dal Greco, per cui basta una stagione, ma anche di scrivere due righe sensate, provo proprio adesso capitando per caso tra le pagine di questo blog il bisogno di buttare giù qualcosa sui cinque anni di Liceo Classico che mi lascio alle spalle: mi rivolgo pure a me stesso, un me stesso presente, passato e allo stesso tempo trent’anni nel futuro, insomma a me “vita compiuta” –se come sostenne Kant il Tempo è una forma del senso interno- che spera di possedere un significato nella sua interezza oppure nel suo compito di insegnare qualcosa, dato che nessuno sa esattamente lo scopo per cui si esiste. Il Giulio di trent’anni nel futuro magari sorriderà a rileggersi questi pasticci filosofici maturati dall’interesse che gli ha inculcato quell’edificio giallo e cadente che scongiuro esista ancora, mentre il Giulio di un lustro fa mai si sarebbe immaginato di arrivare ad affermare certe cose, quando il massimo del suo divertimento allora erano la playstation, gli amici o gli amici con la playstation.
Quando si terminano le Scuole Medie non si ha ancora un carattere formato, ma si ha ancora la possibilità di non rimanere un “anonimo fra tanti”, di conquistarsi la propria Originalità, perchè si hanno ancora tutte le carte da giocare: l’Originalità è il valore più grande che si possa conquistare prima della maturità. Bisogna combattere la monotonia dei tanti, dato che il ragionare come gli altri non porta che alla schiavitù della Banalità: questa può dare solo la presunzione di essere una persona superiore, perchè accettata e osannata dai molti, ma chi sono poi questi molti? Li hai visti in faccia? Se si rimane imprigionati nella Normalità, per pigrizia o per paura, si cade nei mali della Normalità: frustrazione, depressione, rabbia… Essere leader o “esempi”, significa solo essere espressioni particolarmente esemplificative della Normalità, mentre sono le persone originali e che sanno costruire l’Alternativa (che possiedono il “Momento Dialettico”, direbbe Marcuse) a salvare la Società, anche a costo di farsi criticare o umiliare dai più. Pure un grande scienziato come Boltzmann fu indotto al suicidio dalle critiche dei molti ottusi. Quindi nonostante tutti gli errori, le figuracce e –da segnalare!- lo scarso successo con le donne, sono ancora pienamente convinto che rifarei lo stesso percorso che ho compiuto, perchè è dal valore impareggiabile ciò che ho alla fine conquistato, vale a dire la mia parte di Originalità, che sia essa la passione per il tradurre Greco e Latino, lo svegliarmi alle tre di notte per seguire la F1 avendo tentato di non precludermi la possibilità di lavorarvi, il preferire mille volte fare un bel viaggio all’anno piuttosto che un’uscita di sera alla settimana, l’innamorarmi di un autore “noioso” come Kant e di leggermelo come “tempo libero”, oppure il credere nella Filosofia più che a Cristo, o l’essere qui a scrivere… E ogni volta che mi si guarda e si pensa “questo è pazzo a fare queste cose!”, sorge la grande ilarità e il massimo senso di Libertà di averli stupiti come solo io so fare! Per non parlare poi di quanto ti diverti a sorprenderli anche di più quando ti comporti come loro o come loro vorrebbero ma non oserebbero, ma questo te lo consentirebbe solo un Preside come quello che si ritrova il Classico in questo momento. Sarei diventato così pur avendo frequentato lo Scientifico? Chissà… io non credo: ricordo ancora limpidamente il giorno in cui mi chiusi nella Biblioteca del mio Liceo Saracco a respirarmi in solitudine e tra la polvere l’odore mistico della Conoscenza dell’Umanità intera e il suo senso di Grandezza, imperturbato dagli studenti nelle aule accanto che magari reputano “epocali” le miserrime vicende della loro vita quotidiana, qualche litigio col fidanzato o qualche diatriba su facebook. E di fronte alla Grandezza a cui si assiste in un simile Tempio non si può che prendere con un sorriso la vita di tutti i giorni: viene in mente lo sguardo delle statue Greche e Latine che come ci spiegò il Magno Ernesto guardano oltre gli accadimenti umani, verso l’Eterno.
Tutto il Liceo Saracco non solo è costellato di ricordi ma anche di simili illuminanti riflessioni, come quelle che sono nate dall’unica novella che io abbia mai scritto, densa di Filosofia e che appunto si sviluppa spazialmente a partire da tale edificio, perchè quel luogo è come una tappa del Pellegrinaggio della mia vita, dato che il Classico non è una semplice scuola, è una Religione. Non una per tanti però, ma per chi La sa ascoltare, chi Le dedica impegno e passione, chi quindi non può non cadere nel fascino di almeno alcuni dei tanti personaggi che grazie a Lei si studiano con particolare attenzione: nel mio caso fu Kant, un autore che sa dare una tale sicurezza nell’agire e tanti punti di riferimento nella vita che non può che costituire una pietra d’angolo nella costruzione della propria maturità e a cui non posso per Dovere Morale non dedicare una citazione alla fine dell’articolo.
Tra tutte le materie quella fondante è il Greco, il cui fascino risiede nel suo impersonare l’Alternativa per eccellenza, dato che di tale lingua fruì una Civiltà agli antipodi rispetto alla nostra, a cui nessun’altra epoca fu più distante per contenuti: il Popolo Greco seppe con poco sviluppare una Società che sfornò Opere magnifiche e Ideali ancora più grandi che furono ineguagliati per più di un millennio e che sono a fondamento delle più importanti acquisizioni degli ultimi secoli. Il Mondo di oggi invece è più popolato, gode di infiniti accessori inutili, eppure è in una profonda crisi di Ideali e punti di riferimento: ricerca il piacere materiale e fisico, come nemmeno i cavernicoli, ed affoga nel sangue –mai ne fu sparso tanto in altra epoca, come scrisse Hobsbawm- e nell’odio. La lingua Greca stessa, nello stesso modo in cui le sue frasi sono organizzate, rispecchia una maniera di ragionare totalmente aliena non solo alla nostra ma anche a quella Latina, il che la rende doppiamente più difficile e formante.
Seppure a me paia superfluo discutere di ciò che per me è una deduzione ovvia, acquisita dalla IV Ginnasio, tuttavia, parlando con persone provenienti da altre scuole o dalla mia addirittura, sembra che sia comune pensare che al di là dell’arricchimento culturale sia vano studiare la Grammatica Greca o Latina: le due materie invece sono evidentemente, senza altre spiegazioni, uno strumento per acuire la Logica e impadronirsi di un’Apertura mentale tale da consentire di scegliere tra molte possibilità, leggermente sfumate l’una dall’altra, quella corretta. Questo è un dono che le mille nozioni dello Scientifico non possono dare, mentre tale abilità è assolutamente imprescindibile se si scorre una voce del Montanari, nell’intento di trovare il significato corretto di una parola che può averne una decina e che deve andare a combinarsi con altre parole, che possono avere altre decine di sfumature, al fine di comporre un periodo di senso compiuto: il che si potrebbe dire equivalere a risolvere una equazione di quarto grado in cinque variabili. Il nostro professore del Ginnasio sosteneva infatti che non c’è nulla di più matematico della traduzione dal Greco o dal Latino.
Avviandomi alla conclusione, proprio non posso non citare questo straordinario uomo, che meriterebbe ben più prolissi articoli di elogio, Giacomo Pernigotti: se latitano le certezze e tanto in cerca di un senso è la vita dell’uomo, uno dei più nobili modi per dargliene è sicuramente quello di possedere la capacità di dare una svolta alle vite altrui attraverso insegnamenti non solo culturali ma soprattutto umani di inestimabile valore. In quel Liceo nessuno più mi ha formato dentro che questo straordinario insegnante di vita, che anche se ora vedo raramente, senz’altro mi porto nel cuore racchiuso nell’esempio che rappresenta. Tra tanti insegnanti di oggi pigri e menefreghisti, Pernigotti non solo ha svolto il suo lavoro in maniera competente, ma addirittura Nobile, dimostrando sempre una stima per me che ora spero di essere in grado di ricambiare. Accanto a lui tanti altri bravissimi docenti tra cui vorrei citare la prof.ssa Scarsi, che seppur criticata per la giusta e imprescindibile severità ha dimostrato sempre una indubbia competenza, e il Prof. Livorsi che, nonostante certi metri di giudizio un po’ “artistici”, ha una capacità di appassionare alla sua materia ineguagliabile. A parte una o due eccezioni, non posso che ammettere la fortuna che ho avuto a trovare tanti bravi insegnanti, così come tanti ottimi compagni di classe, seppure li abbia spesso e antipaticamente biasimati, ma sarà che chi si abitua agli agi finisce per criticare anche questi, dato che uscendo dall’ambiente del Saracco mi rendo conto di tutta la mia iniquità. Tra i tanti amici che mi sono fatto, solo uno citerò cioè, per non risultare scorretto verso gli altri, quello più “Classico” di tutti… il solito buon vecchio Bonimba, un personaggio che per la sua Originalità è raro più del diamante e che è appassionato a ciò che è culturale anche più di me. Purtroppo egli è il classico personaggio che o si ama o si odia e sfortunatamente chi, accecato dai suoi difetti, ne condannò anche i pregi gli impedì una brillante carriera nel giornalismo studentesco. Ma proprio non ce la faccio e cito anche la Marty (o Fofò) che grazie a una perduta fiducia nei miei consigli ora sconta un felice esilio all’Università di Padova, Diego Chiesi, docente… ops! studente modello, e Basso che come un Don Chisciotte porta avanti questo Blog.
Il Liceo Classico –lo dico con le lacrime agli occhi- è stato una fase della mia vita fondamentale e indimenticabile e con tanto dolore lo vedo ora sotto l’attacco di Ministeri dell’Istruzione ignoranti, professori noncuranti, studenti fetenti e temo per la sua esistenza futura, già rosa per anni da un’incurabile malattia, l’”epoca”. Spero e noto con piacere però che qualcuno che ne porta i genuini principi esiste ancora e magari leggendo questo articolo troverà un po’ di conforto, mentre chi conforta me è chi è giunto a leggere questa frase perchè so che se si è sorbito 1680 mie parole vuol dire che mi vuole bene e lo ringrazio di cuore…
Addio e auguri di pronta guarigione dal tuo devoto e per sempre studente,
Giulio Braini, non più “Mirus Iulius”
“Sarà però necessaria molta fermezza perchè la difficoltà interna e la resistenza esterna non ci distolgano dal promuovere una buona volta la crescita rigogliosa e fruttuosa d’una scienza indispensabile alla ragione umana, facendo ricorso a un procedimento opposto a quello finora impiegato; una scienza dalla quale si potranno sì recidere i rami finora spuntati, ma di cui non si potranno svellere le radici.”
(Immanuel Kant. Critica della Ragione Pura)
“Saffo cmq ho visto una tabella con i voti ieri..a fianco al tuo nome c’era scritto 100L..quindi o sono i 100 litri di merda con cui ti vorrebbero sotterrare un po’ tutti
o sei il top”
(Giovanni Gervino –un caro collega, a cui devo una birra-)
Ciao, mi sono imbattuta per sbaglio nella tua lettera, a dire la Verita , cercavo degli articoli e dei film sulle isole Solovki, posti dimenticati dove solamente pochi decenni fa Stalin ha messo in pratica la sua “purga” relegando Uomini e Donne unicamente per la loro instancabile ricerca della Verita. Uomini che non sono mai venuti meno alla loro vera natura che conicide con la ricerca di un significato per cui valga la pena anche morire in un Gulac. Questa è la vera Originalità che stai cercando , testimoniare con la vita la nostra dignità di uomini , esseri supremi perche’ voluti cioè amati piu di ogni altra cosa da Colui che ha tratto ogni cosa dal Nulla. L’alternativa è solo una o riconoscere Una Presenza che ci ama o il Nulla, non c’è un’ altra strada o la Verita o la Menzogna. Ti auguro di riconoscere la Verita che hai difronte e di vivere la tua vita da protagonista. Ciao Sabrina